Ultima modifica: 6 Settembre 2019
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Aule laboratorio disciplinari settore scuola secondaria I grado

a partire da quest’anno inizia l’innovazione didattica volta a promuovere la trasformazione del modello tradizionale di fare scuola

Alla San Francesco di Paola, scordatevi le classiche aule, spoglie e anonime, come nei college anglosassoni, a trasferirsi da una stanza all’altra sono i ragazzi, non gli insegnanti, che al cambio dell’ora, si recano nell’«ambiente di apprendimento laboratoriale »

Con delibera n. 24 del Collegio dei docenti del 28/06/2019, richiamata nel primo collegio docenti dell’anno in corso, l’istituto inaugura quest’anno un nuovo modello di sperimentazione didattica: le aule laboratorio disciplinari, un’idea del manifesto delle avanguardie educative volta a promuovere la trasformazione del modello tradizionale di fare scuola.

Ecco le ragioni per cui quest’idea, proposta da INDIRE – Avanguardie educative, è stata adottata dal collegio all’unanimità:

  • Per superare la distinzione tra lezione teorica (funzionale allo sviluppo di conoscenze) e attività laboratoriale (funzionale allo sviluppo di competenze).
  • Per rendere naturale e facile il lavoro sull’esperienza diretta o mediata dalle tecnologie digitali.
  • Per creare occasioni di apprendimento che facilitano il confronto tra gli studenti sullo sviluppo e l’esito di esperimenti concreti.
  • Per condividere asset/risorse ottenute attraverso uno studio mirato alla produzione di ‘oggetti’.
  • Per produrre esperienze di studio e ricerca vicine a quelle esistenti in ambiti professionali.
  • Perché nello studente aumenta la motivazione verso la disciplina di studio e in generale per tutte le attività svolte a scuola; migliora il senso di autostima e auto- efficacia e si favoriscono atteggiamenti emozionali positivi verso l’attività scolastica.

In questa nuova visione le aule sono assegnate in funzione delle discipline e possono dunque essere riprogettate e allestite con un setting funzionale alle specificità della disciplina stessa. Il docente non ha più a disposizione un ambiente indifferenziato da condividere con i colleghi di altre materie, ma può personalizzare il proprio spazio di lavoro adeguandolo a una didattica attiva di tipo laboratoriale, predisponendo arredi, materiali, libri, strumentazioni, device tecnologici, software, ecc. La specializzazione del setting d’aula comporta quindi l’assegnazione dell’aula laboratorio al docente e non più alla classe: il docente resta in aula mentre gli studenti ruotano tra un’aula e l’altra, a seconda della disciplina.

I vecchi banchi mono e biposto sono sostituiti da isole con quattro o sei sedie intorno. I ragazzi ruotano una volta alla settimana. Le aule laboratoriali si identificano con le targhe ai piani: il corpo C piano terra è riservato alle aule del gruppo lettere; matematica e lingue si trovano al corpo C primo piano; le educazioni (tecnologia, arte, fisica, musica) sono distribuite nei tre piani in cui si articola il plesso principale e sono per lo più attrezzate con banchoni da lavoro, a voler ribadire che qui si respira creatività e manualità. In ogni aula c’è un angolo per l’informatica con la LIM connessa al web. L’arredo dell’aula, concepito in maniera flessibile e versatile si presta a rapide trasformazioni, per adattarsi alla lezione che il docente intende offrire di volta in volta; l’aula, personalizzata dagli stessi docenti e resa da loro stessi  confortevole ed ospitale,  è un simbolo tangibile del cambiamento. Essa diventa il luogo elettivo dell’apprendimento in grado di rispondere in maniera efficace ed esauriente ai bisogni formativi ed informativi degli alunni, abituati ad usare diversi codici di comunicazione, ed apprendere attraverso  canali formali, non formali ed informali, che favoriscono un apprendimento  visivo e privilegiano i lavori di gruppo. E’ dunque evidente, continuo e profondo il processo di ricerca e messa in discussione che anima il progetto nel quale svolge un ruolo fondamentale non solo l’uso delle ICT ma anche, e soprattutto, l’organizzazione e la percezione dello spazio vissuto.

Lo spostamento degli studenti fra le classi non serve soltanto a rimettere in moto il corpo per ri – prepararlo all’apprendimento (che è uno dei fattori di successo della metodica) ma per ricaricarlo anche di una nuova consapevolezza, quella che non ci si stia spostando per andare ad “assistere” ad una nuova spiegazione, quanto piuttosto a lavorare per costruire apprendimento autentico. In ogni lezione, infatti, entrano in classe sapendo che il lavoro da svolgere sarà soprattutto incentrato sull’utilizzo di metodologie didattiche rivolte a stimolare l’apprendimento cooperativo e la creatività.